Vittorio
Taccini
1949
Vinci
Vive e lavora a Vinci.
Non ama parlare di sé e per raccontarsi ha scelto un passo di Arturo Martini:
"Universalità: Impersonalità. Universali solo quando vediamo un frammento, il quale è il principio di un sogno; chiunque, anche se ha una lingua o un'espressione diversa, vi può mettere del suo... L'Opera d'Arte è l'unione tra il personale e l'infinito. L'Universale è il punto di coincidenza" 1.
Vittorio mostra un vivo interesse per la scultura, proprio come Martini, ma se ne distacca stilisticamente. Non ci sono richiami alla plastica etrusca nella sua opera, ma riferimenti diversi a seconda del luogo d' intervento. Il suo Sant'Antonio Abate (1996, argilla naturale, 180x90 cm), per l'eremo di San Martino ad Agliati Palaia (ante 1260), rievoca bassorilievi medievali nella salda struttura volumetrica del corpo del Santo. Libero invece da suggestioni è il Cristo di Vinci, (argilla naturale e ferro battuto, 350x500 cm), scarno e nodoso nel momento della morte.
Colto nel punto di massima tensione drammatica, è anche il cavallo scolpito da Vittorio nell'attimo del Nitrito (Impasto Rosso Patina Speciale, 20x50x80 cm). Il suono sembra uscire dalla bocca insieme alla lingua. La forma è scomposta come in un'opera di Boccioni. L'accensione espressiva del linguaggio di Vittorio sorprende quando si osservano in suoi nitidi lavori di restauro. Ulteriore dimostrazione della sua poliedricità, marchio di fabbrica della famiglia Taccini.
1cfr. www.taccini.it
Vive e lavora a Vinci.
Non ama parlare di sé e per raccontarsi ha scelto un passo di Arturo Martini:
"Universalità: Impersonalità. Universali solo quando vediamo un frammento, il quale è il principio di un sogno; chiunque, anche se ha una lingua o un'espressione diversa, vi può mettere del suo... L'Opera d'Arte è l'unione tra il personale e l'infinito. L'Universale è il punto di coincidenza" 1.
Vittorio mostra un vivo interesse per la scultura, proprio come Martini, ma se ne distacca stilisticamente. Non ci sono richiami alla plastica etrusca nella sua opera, ma riferimenti diversi a seconda del luogo d' intervento. Il suo Sant'Antonio Abate (1996, argilla naturale, 180x90 cm), per l'eremo di San Martino ad Agliati Palaia (ante 1260), rievoca bassorilievi medievali nella salda struttura volumetrica del corpo del Santo. Libero invece da suggestioni è il Cristo di Vinci, (argilla naturale e ferro battuto, 350x500 cm), scarno e nodoso nel momento della morte.
Colto nel punto di massima tensione drammatica, è anche il cavallo scolpito da Vittorio nell'attimo del Nitrito (Impasto Rosso Patina Speciale, 20x50x80 cm). Il suono sembra uscire dalla bocca insieme alla lingua. La forma è scomposta come in un'opera di Boccioni. L'accensione espressiva del linguaggio di Vittorio sorprende quando si osservano in suoi nitidi lavori di restauro. Ulteriore dimostrazione della sua poliedricità, marchio di fabbrica della famiglia Taccini.
1cfr. www.taccini.it
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