Wang
Hakni
1956
Pechino
Vive e lavora a Vinci.
Li puoi tenere in mano, giocarci, farli combaciare ed allontanarli. Sono lì perché tu li prenda, toccali. Sono i piccoli bronzi di Wang Hakni. L'artista cinese è approdata sulle colline di Virle, località a pochi chilometri da Vinci, dopo lunghe peregrinazioni. E' nata a Pechino nel 1956, ma presto si è trasferita a Hong Kong e poi negli Stati Uniti, dove ha studiato al prestigioso Wellesley College di Boston; nella seconda metà degli anni Ottanta si è spostata ancora, per perfezionarsi all'Accademia di Belle Arti di Firenze. La Toscana l' ha catturata e lei vive ancora qui, perché "non c'è posto più adatto alla concentrazione".
Lo studio in scuole ed accademie le è servito per affinare la tecnica e sviluppare una notevole versatilità, ma solo dagli anni Novanta ha percepito di avere trovato una sua maniera. Wang Hakni plasma nella cera forme organiche, che riproducono quelle dei sassi levigati del vento e dalla pioggia, secondo un sentire molto vicino a Moore e spunto di riflessione ancora condiviso da molti artisti. Una volta raggiunto il volume ideale, Wang Hakni arriva alla fusione in bronzo; il passo successivo è un lungo processo di levigatura, che richiede circa quindici giorni per ogni singolo elemento, che di solito non supera i 30 cm.
La sua scultura non è puramente astratta, ma richiama vagamente figure animali o animate, come a volte ci suggeriscono i titoli (per esempio Il lupo grasso). La natura è modello, ma della natura la Hakni ripete anche i processi creativi, la lenta erosione che plasma sassi e montagne. Le sue piccole opere non sono da pensarsi come creature isolate, ma trovano senso se combinate con altre che le completano. Infatti spesso la scultrice le realizza in coppie. Sta allo spettatore prenderle, provare varie combinazioni e trovare quella di equilibrio perfetto, di massimo accordo. E' suo piacevole dovere toccare le sculture, cosa che di solito è proibito fare nei musei. Il bronzo, materiale caldo, è scelto dall'artista proprio per non aggredire, ma trasmettere una sensazione gradevole. La funzione del pubblico diventa essenziale. L'agire alla ricerca difficile e lenta di un'affinità tra due individui è il faticoso senso dell'arte di Wang Hakni. Una metafora dei rapporti umani.
Vive e lavora a Vinci.
Li puoi tenere in mano, giocarci, farli combaciare ed allontanarli. Sono lì perché tu li prenda, toccali. Sono i piccoli bronzi di Wang Hakni. L'artista cinese è approdata sulle colline di Virle, località a pochi chilometri da Vinci, dopo lunghe peregrinazioni. E' nata a Pechino nel 1956, ma presto si è trasferita a Hong Kong e poi negli Stati Uniti, dove ha studiato al prestigioso Wellesley College di Boston; nella seconda metà degli anni Ottanta si è spostata ancora, per perfezionarsi all'Accademia di Belle Arti di Firenze. La Toscana l' ha catturata e lei vive ancora qui, perché "non c'è posto più adatto alla concentrazione".
Lo studio in scuole ed accademie le è servito per affinare la tecnica e sviluppare una notevole versatilità, ma solo dagli anni Novanta ha percepito di avere trovato una sua maniera. Wang Hakni plasma nella cera forme organiche, che riproducono quelle dei sassi levigati del vento e dalla pioggia, secondo un sentire molto vicino a Moore e spunto di riflessione ancora condiviso da molti artisti. Una volta raggiunto il volume ideale, Wang Hakni arriva alla fusione in bronzo; il passo successivo è un lungo processo di levigatura, che richiede circa quindici giorni per ogni singolo elemento, che di solito non supera i 30 cm.
La sua scultura non è puramente astratta, ma richiama vagamente figure animali o animate, come a volte ci suggeriscono i titoli (per esempio Il lupo grasso). La natura è modello, ma della natura la Hakni ripete anche i processi creativi, la lenta erosione che plasma sassi e montagne. Le sue piccole opere non sono da pensarsi come creature isolate, ma trovano senso se combinate con altre che le completano. Infatti spesso la scultrice le realizza in coppie. Sta allo spettatore prenderle, provare varie combinazioni e trovare quella di equilibrio perfetto, di massimo accordo. E' suo piacevole dovere toccare le sculture, cosa che di solito è proibito fare nei musei. Il bronzo, materiale caldo, è scelto dall'artista proprio per non aggredire, ma trasmettere una sensazione gradevole. La funzione del pubblico diventa essenziale. L'agire alla ricerca difficile e lenta di un'affinità tra due individui è il faticoso senso dell'arte di Wang Hakni. Una metafora dei rapporti umani.
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