Andrea
Falaschi

1976
San Miniato
Trovare la bellezza nelle cose più impensate. E' un tema ricorrente nell'arte sin dall'inizio degli anni Sessanta. Ready made costruiti con oggetti casuali indicavano una via sorprendente, per guardare con altri occhi realtà prima banalizzate. Dagli elettrodomestici alla spazzatura, tutto ha trovato una sua dignità. Se si considerano esperienze più tarde, come la body art di Gian Pane negli anni Settanta, persino le ferite ed il sangue hanno recuperato un loro senso estetico.
Andrea Falaschi si riallaccia a questa tradizione, cercando l'armonia tra le interiora di animali da macello. Fotografie digitali a bassa risoluzione impressionano gli sfondi bianchi di fogli A4. Nessuna elaborazione grafica. Solo la scelta di scatti poco definiti, per evitare l'indugio nei particolari.
Un occhio di vitello, ritagliato con voluta imprecisione, si fissa su di noi. "Fragile" è la scritta che si allunga sotto il tondo. Una sorta di didascalia che ci ammonisce: i nostri sguardi sono delicati; è rischioso offenderli con immagini forti.
Una coppia che litiga per la strada, una cattiva televisione, una periferia abbandonata. Molte cose raccapriccianti vengono esposte alla luce senza che vengano valutate come tali. Mentre non provoca repulsione la vista dell'interno di un corpo animale, che ha un'armonia intima.
Cresciuto in una famiglia di macellai (da ben quattro generazioni), Falaschi ha superato la fase del disgusto. Forse non l' ha mai avuta. Grazie alle sue "visioni", alle immagini che saltano alla sua mente e là vengono cullate per mesi, prima di venir fuori, anche il pubblico può riuscire a cogliere l'estetica di certi rapporti.
In Cervello vediamo mani unite, per sostenere un organo rosato. Colori ben accordati, forme dalle linee curve che si congiungono all'estremità inferiore, ricreando i profili di un cuore. E un simbolismo ben studiato. Il cervello è l'intelligenza, la parte di noi che dobbiamo tenere con cura, per evitare che sfugga. Ma lo farà comunque, sottoposta all'inesorabile legge del tempo che passa.
Un pessimismo di fondo, che si ritrova in tutto il percorso di Andrea. Partito da un momento di serenità e di raro senso di leggerezza. Una foto scattata in Svezia, nel 1999. Cielo plumbeo e lampioni surreali, galleggianti su uno sfondo senza appigli.
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